LINFODRENAGGIO : la soluzione per sconfiggere il gonfiore

Per via dei numerosi lavori che ci costringono ad una vita sedentaria, ci troviamo a fine giornata molto spesso a sentirci appesantiti, in particolar modo il gonfiore si concentra sulla gambe per via di una sovrabbondante inattività dei liquidi : questa condizione corporea prende il nome di Edema. Possiamo sconfiggerlo e non essere costretti a conviverci ? Certo, grazie al massaggio linfodrenante.

Si tratta di un trattamento manuale, nato negli anni ’30 grazie agli studi di un noto Kinesiterapista, Emil Vodder, il quale grazie all’aiuto della moglie studiò questa tecnica, la quale consisteva per la prima volta al trattamento diretto del punto infiammato (in tal caso il linfonodo), andando ad eseguire dei movimenti circolari verso l’esterno, aiutando così la linfa a scorrere continuamente e il sistema linfatico a svolgere il suo corretto funzionamento.

mostra-alla-bella-donna-bionda-godendo-un-massaggio-presso-il-centro-benessere_52137-5129.jpg

BENEFICI DEL MASSAGGIO LINFODRENANTE

Migliora il sistema linfatico, riduce la tanto odiata cellulite, elimina gonfiori in tutto il corpo. Consigliato a chi ha eseguito interventi chirurgici : al seno, post-traumatici ( riduzione di fratture), intervento di protesi articolari, liposcultura, liposuzione, post distorsioni articolari (caviglia, polso)  e alle donne in gravidanza, soggette al ristagno dei liquidi. Stimola il microcircolo, ha un effetto rilassante, ha un’azione positiva sulle difese immunitarie, è un ottimo metodo da affiancare ad un dimagrimento, è utile sia dal punto di vista medico che estetico e può essere un aiuto per i pazienti oncologici poiché stimola il drenaggio linfatico.

È ADATTO A TUTTI ?

No non lo è, non possono sottoporsi a questo massaggio le persone soggette da patologie infiammatorie come ad esempio : trombosi ed escoriazioni, questo perché tramite il massaggio si trasporterebbero batteri, virus e cellule degenerate, andando a finire nel sangue e disperdendosi per tutto il corpo, aggravando lo stato preesistente.

È DOLOROSO ?

Si tratta di una pratica non dolorosa, la pressione sul punto interessato dev’essere moderata, senza un carico eccessivo. Inoltre, il professionista deve mettere a proprio agio il paziente in modo tale da creare in lui uno stato mentale di rilassamento, il quale andrà ad influire positivamente nel trattamento.

All’interno dello studio è consigliato non avere distrazioni ( es: parlare, suono cellulare, luci alte) ed essere circondati da un ambiente confortevole;  il soggetto, in questo stato di relax riesce ad esercitare più concentrazione su quanto avviene nella cute, poiché in questo modo si liberano i corretti segnali vegetativi a partire dalla pelle.

I RISULTATI DOPO QUANTO SI VEDONO? È NECESSARIO UN MANTENIMENTO?

Come la maggior parte dei trattamenti la quantità di sedute è relativa alla tipologia di tessuto e alle condizioni generali dell’interessato: in genere un paziente completa il suo ciclo di massaggi linfodrenanti dopo 6/8 sedute.  I risultati dal punto di vista funzionale ( es : senso di leggerezza e aumento della diuresi ) sono riscontrabili già dopo la prima seduta, mentre quelli legati all’estetica ( diminuzione cellulite ) e allo stato di salute ( riduzione dell’edema ) necessitano  di più tempo per essere visibili.

Solitamente è consigliato un ciclo di sedute di mantenimento una volta l’anno.

RICORDA CHE…

A praticare questa tipologia di massaggio sono sempre dei professionisti , poiché le zone da manipolare sono molto delicate : il massaggio linfodrenante va eseguito esclusivamente con l’uso delle mani senza l’aiuto di macchinari. La manipolazione dev’essere a secco senza l’utilizzo di oli o creme particolari, perché vi chiederete ?  Perché l’attrito delle dita è fondamentale per eseguire questo massaggio, con le creme la mano scivolerebbe, in questo caso si ha la necessità di un effetto contrario, poiché grazie alla pressione “pelle su pelle”  si riesce a spingere e a spostare in modo corretto i liquidi sottostanti inattivi .


pexels-photo-1117485.jpg

… in vista dell’estate non ti resta che provarlo e liberarti finalmente dalla sensazione di gonfiore che affligge il tuo corpo !

IPOPRESSIVA : la ginnastica da scoprire

Cominciamo con il dire che la ginnastica IPOPRESSIVA si dovrebbe conoscere di più, considerati  i suoi innumerevoli benefici per il corpo ! Si tratta di una tecnica nata nel 1980, creata dal Dott. Marcel Caufriez  basata su :

  • stretching miofasciale ( permette di alleviare stress fisico ed emotivo)

  • rieducazione posturale e respiratoria ( corregge una postura errata)

  • neurodinamica ( permette di mobilizzare il sistema nervoso)

  • neurovegetativo ( bilancia il sistema parasimpatico e simpatico)

 

PERCHÈ SI USA IL TERMINE IPOPRESSIVA ?

Questo allenamento consiste nel provocare  un abbassamento istantaneo della pressione intra-addominale e intra-toracica. Il diaframma toracico si rilassa notevolmente attivando di riflesso i muscoli del pavimento pelvico e gli addominali.

 

COSA OFFRE LA GINNASTICA IPOPRESSIVA ?

Rieducazione posturale, miglioramenti respiratori, migliora la funzione sessuale, riduzione dei dolori di schiena lombari, riduzione della circonferenza della vita e diminuzione della pressione nelle cavità addominale, toracica e pelvica.

 

VERSO CHI È RIVOLTA QUESTA ATTIVITÀ?

Erroneamente si pensa sia rivolta solo al sesso femminile : donne in menopausa, chi ha appena affrontato un intervento chirurgico uroginecologico e chi soffre di incontinenza e prolassi.

In realtà è indicata anche per gli uomini che presentano disfunzioni e dolore neuro muscolo scheletrico , o che hanno subito interventi chirurgici all’apparato urogenitale maschile.

Si rivolge anche alle neo mamme (dopo 2 mesi dal parto) poiché grazie all’ esecuzione degli esercizi permette di riassestare in modo corretto gli organi interni ( che avevano fatto spazio al feto per la sua crescita).  Inoltre allenando la respirazione andiamo a tonificare i muscoli che si trovano in profondità della fascia addominale, gli stessi che avevano perso tono durante la gravidanza. 



PERCHÈ È IMPORTANTE ALLENARE IL PERINEO (o pavimento pelvico) ?

Grazie ad esso riusciamo a controllare numerose azioni quotidiane che diamo per scontato, come ad esempio la regolazione della minzione e della defecazione, la funzione sessuale e la corretta postura del corpo.

 

QUANTO DURA UN ALLENAMENTO DI GINNASTICA IPOPRESSIVA ?

In media ha una durata di 45/60 minuti e si divide in tre parti :

  •   5-10 minuti di riscaldamento respiratorio e neurodinamico

  •  15-20 minuti di sequenza di esercizi ipopressivi

  • 10 minuti di rilassamento e/o meditazione

 

VANTAGGI DELL'ALLENAMENTO REDCORD

Questa tipologia di allenamento consiste nell’esecuzione di esercizi in sospensione , tramite un attrezzo composto da due funi instabili in cui è possibile inserire gli arti e altre porzioni corporee grazie alla presenza di una vasta gamma di fasce e maniglie di varie dimensioni.

Studio+Consulelo_Silea_2018_002.jpg

Questo sistema di sospensione permette di eseguire esercizi laboriosi utilissimi per la prevenzione, riabilitazione, ma anche per chi desidera ottenere una forma fisica invidiabile in breve tempo e accrescere le proprie prestazioni sportive.

L’innovazione del Redcord sta nella possibilità di esecuzione di numerosi esercizi con movimenti tridimensionali, tutti in un solo attrezzo; grazie ad esso infatti abbiamo la possibilità di eseguire squat, estensioni, flessioni, ponte, tutto ciò sfruttando come resistenza il nostro peso corporeo.

Come primo passo è necessario verificare il controllo neuromuscolare (differente per ogni atleta e paziente) delle diverse categorie fasciali, successivamente si eseguono esercizi mirati per il ripristino di una corretta funzione motoria.

Grazie all’instabilità data dalle funi abbiamo una ricca fonte di stimolo per il sistema sensomotorio, infatti grazie ad esso avremmo dei visibili miglioramenti del controllo neuro- muscolare e della coordinazione motoria.

Di grande importanza è l'esecuzione degli esercizi, svolti sempre dietro supervisione del fisioterapista.

8C7FDF07-6C7F-4E8A-A518-EBB9FE6A9CE5_r+(1).jpg
  • Permette di ottenere un'ottima forma fisica

  • Rende più fluide le prestazioni sportive

  • Migliora la stabilità

  • Ci aiuta ad acquisire forza e flessibilità

  • Non si prova dolore nelle esecuzioni

  • Non ha limiti di età

Dopo 25 anni dalla nascita di questo favoloso attrezzo possiamo affermare che permette di ottenere risultati più soddisfacenti a differenza degli allenamenti più comuni, il tutto in totale sicurezza.

A San Donà il primo intervento di protesi di spalla con l'impiego del sistema Gps a sensori

Una nuova tecnologia permette di avere una "mappa" della spalla in 3D attraverso dati forniti da una Tac. Così il chirurgo può agire con la massima precisione.

In questi giorni all’ospedale di San Donà di Piave è stato eseguito il primo intervento in Veneto di protesi di spalla con l’ausilio di un navigatore Gps, che in questo caso è acronimo di “guide personalized surgery”. A utilizzare la tecnica innovativa è stato il dottor Massimiliano Susanna, responsabile dell’unità di chirurgia mini-invasiva afferente all’Ortopedia e traumatologia diretta dal dottor Claudio Cereser. «Il Gps permette di impiantare una protesi di spalla con la guida di sensori - spiega Susanna - . La mappa e i percorsi da seguire all’interno della spalla vengono realizzati in 3D attraverso dati forniti da una Tac e ciò consente di guidare la mano del chirurgo con massima precisione, riducendo al minimo il rischio di complicanze». La tecnologia è già utilizzata nella protesica di anca e di ginocchio.

Tecnologia evoluta

In pratica il navigatore è provvisto di telecamere per rilevare dei localizzatori, definiti traker, posizionati  sugli strumenti e sull’osso coracoide della spalla del paziente. Attraverso la comparazione delle immagini Tac, in precedenza acquisite, il navigatore fornisce in tempo reale la posizione esatta degli strumenti e dell’impianto protesico che viene impiantato. Nell’impianto tradizionale di protesi di spalla la prassi prevede una pianificazione preoperatoria con radiografie e scansioni Tac, le quali forniscono al chirurgo indicazioni sulla tipologia di protesi utilizzare e con quale orientamento inserirla. È frequente che le superfici articolari della spalla siano usurate, pertanto il chirurgo può decidere di variare la posizione delle componenti protesiche per adattarle al meglio alle varianti patologiche che di volta in volta si trova dinnanzi. Ma anche il miglior chirurgo possiede i limiti dell’occhio umano.

dott. Susanna

Ottimizzazione grazie al software

Susanna, che è anche componente del Gruppo Italiano Equinoxe, pool nazionale di specialisti per l’impiego del Gps, spiega: «Con il planning della spalla in 3D è stato possibile ottimizzare il posizionamento dell'impianto protesico attraverso l’uso del software. In sala operatoria il caso clinico studiato a computer è stato replicato con la navigazione assistita. Questa tecnologia ci aiuta ad impiantare componenti protesiche nella posizione più appropriata, offrendo il miglior risultato al paziente e una buona longevità della protesi». Carlo Bramezza, direttore dell'Ulss 4, aggiunge: «Con la preparazione, l'aggiornamento professionale e l’impiego delle nuove tecnologie si possono eseguire interventi sempre più performanti come avvenuto in questo caso. Congratulazioni al dottor Susanna e a tutto il suo staff.

Venezia Today

LUSSAZIONE DI SPALLA: gli esercizi utili per tornare a fare sport!

La lussazione di spalla consiste nella fuoriuscita della testa omerale dalla sua sede articolare. Le cause sono principalmente di tipo traumatico, traumi sportivi o accidentali, che si verificano durante una caduta o una trazione sul braccio, con dolore acuto e persistente e impotenza funzionale dell’arto superiore.

La lussazione di spalla è frequente in sport di contatto come rugby, hockey, basket, calcio, sport di lancio, pallavolo, o in sport dove sono frequenti le cadute, sci, pattinaggio. Può avvenire per un contatto brusco tra 2 atleti durante il gioco, una caduta in cui si appoggia la mano a terra con la spalla extraruotata; oppure con un lancio brusco. In alcuni casi è presente una lassità congenita che porta ad una maggiore probabilità di lussazione della spalla. Oltre agli sportivi, un’altra categoria interessata è quella degli iperlassi, soprattutto le donne acrobate che praticano contorsionismo, dove la presenza di capsule articolari e tessuti molli lassi porta a lussazioni anche durante azioni quotidiane non particolarmente aggressive (instabilità multidirezionale).

medicina-online-osso-spalla-lussazione-della-spalla-ecografia-ultrasuoni-risonanza-magnetica-raggi-rx-radiografia-immagine-anteriore-posteriore-differenze-articolazione-braccio.jpg

COSA FARE DOPO UNA LUSSAZIONE DI SPALLA?

Se la spalla non rientra in sede è indispensabile recarsi nell’immediato in Pronto Soccorso per far ridurre la lussazione da un medico. Vengono eseguiti:

-esame clinico medico

-esami diagnostici per valutare la gravità della situazione (RX, RMN o TAC)

-riduzione della lussazione.

Il medico sceglierà in base alla gravità delle lesioni se operare per ripararle o se fare un trattamento conservativo.

IL TRATTAMENTO CONSERVATIVO DI UNA LUSSAZIONE DI SPALLA

La riabilitazione dopo una lussazione è fondamentale sia per ridurre il rischio di recidive e sia per ripristinare un corretto movimento e dare stabilità alla spalla.

La prima fase consiste in un periodo di immobilità con tutore per dare alle strutture il tempo di ripararsi. Rimosso il tutore è necessario recuperare la mobilità completa della spalla. Successivamente si recupera la forza muscolare e il controllo neuro-motorio. E’ indispensabile la collaborazione tra medico ortopedico e il fisioterapista per conoscere le tempistiche per iniziare a fare esercizi con carichi maggiori senza rischiare complicazioni.

Untitled-design-64.jpg

LETTERATURA SCIENTIFICA E LUSSAZIONE DI SPALLA

La riabilitazione di spalla dopo lussazione è ancora poco studiata. Recentemente il Derby Shoulder Unit, la sezione di chirurgia e riabilitazione della spalla dell’ospedale di Derby, ha testato e pubblicato un protocollo di riabilitazione per le lussazioni non traumatiche di spalla, che consiste in una serie di esercizi con difficoltà graduale da svolgere giornalmente. Gli esercizi sono divisi in due gruppi: il primo lavora sulla forza, il secondo sul controllo muscolare e sulla stabilità. Si esegue un esercizio per ogni gruppo fino a raggiungere l’obiettivo e poi si passa all’esercizio successivo. Ogni coppia di esercizi si ripete 2 volte al giorno dietro controllo del Fisioterapista. Soprattutto nelle prime fasi NO FAI DA TE!

La rieducazione post lussazione sarà un mix di tecniche eseguite dal Fisioterapista, per recuperare la mobilità, ed esercizi svolti in supervisione.

Di seguito gli esercizi (Tratto da Bateman et. Al 2015)

https://youtu.be/pjnuApc7zZM

https://youtu.be/FEawYQd4r1I

Cattura.PNG

Dott.ssa Consuelo Salutari
























Mal di schiena e bicicletta: esercizi per migliorare la zona lombare

La lombalgia, dalla definizione anglosassone di " low back pain", indica la lombalgia comune, vale a dire quella patologia idiopatica ricorrente che colpisce il tratto lombare della colonna vertebrale caratterizzata da dolore e limitazione funzionale e non attribuibile ad una condizione patologica ben definita.

mal-di-schiena-in-bicicletta.png

E’ una patologia frequente che colpisce anche i ciclisti. Per ovviare a tale condizione è importante prendere in considerazione vari fattori di seguito elencati.

  1. Scegliere la misura della bici. La misura del telaio deve essere presa in base alle misure antropometriche rivolgendosi ad un negozio specializzato.

  2. Regolare la sella in inclinazione, in altezza e rispetto alla distanza dal manubrio

  3. Regolare l’altezza del manubrio

  4. Regolare i pedali

  5. Curare la postura: non assumere una postura in flessione della

    colonna lombare

  6. Avere un buon controllo motorio della zona lombare attivando la muscolatura profonda stabilizzatrice: Multifido e Trasverso dell’Addome

  7. Allenare le braccia, considerato che ammortizzano i cambi di terreno e sorreggono il peso del busto

  8. Durante l’uscita, cambiare appena possibile posizione della colonna, raddrizzando il busto o modificando la posizione del bacino

  9. Prima di salire in bici fare delle estensioni lombari

Alcuni esercizi utili possono essere:

Plank-w-Redcord-logo.jpg
images (1).jpg
  • Core-stability

  • Plank mantenendo la posizione per 15 sec, poi 30 sec e poi 1 min per 3-4 ripetizioni

  • Cadute al muro con frenata, e poi sul tavolo, senza modificare la posizione della schiena partire con 20 ripetizioni e arrivare a 50.

    Dott.ssa Consuelo Salutari

images.jpg

Dito a scatto

Tenosinovite stenosante detto dito a scatto colpisce i flessori della mano , i quali sono provvisti di guaine sinoviali, che in seguito a fenomeni degenerativi ed infiammatori si ispessiscono formando un rigonfiamento.

I tendini dei flessori della mano scorrono all'interno di tunnel fibrosi , detti pulegge, provvisti di guaine per favorire lo scorrimento. Le pulegge trattengono i tendini vicino alle ossa allo scopo di ottenere la flessione delle dita.

trigger-finger.jpg

La tenosinovite stenosante produce un rigonfiamento nella guaina, così ogni volta che il tenero deve attraversare la puleggia, vicino al rigonfiamento, la parte stenotica, viene schiacciato con conseguente dolore e si produce lo scatto del dito. Quando il dito scatta produce ulteriore infiammazione e gonfiore, generando un circolo vizioso. A volte il dito è in flessione e diventa difficile e doloroso estenderlo. Le dita più frequentemente interessate sono il pollice, il medio o l'anulare della mano .

Le cause sono da ricercarsi nei microtraumi ripetuti ai tendini flessori e ad un sovraccarico funzionale , ma anche le patologie come artrite reumatoide, diabete e gastrointestinale nello sviluppo della patologia.


scatto.PNG

Il trattamento punta a fine lo scatto normale . In prima battuta saranno somministrati farmaci antinfiammatori e applicati tutori per portata l'infiammazione del tendine, insieme al riposo dall'attività manuale. Risulta utile come guanti anti vibrazioni per le attività manuali ripetitive. In caso di mancata risoluzione si interviene chirurgicamente in day hospital per aprire la finestra e liberare il tendine in modo che possa scorrere liberamente. Si esegue fisioterapia per rieducare il movimento in breve tempo e per ripristinare l'uso funzionale della mano .

Dott.ssa Consuelo Salutari

Epicondilite: il "gomito del tennista"

Epicondilite o gomito del tennista è una tendinopatia inserzionale a decorso acuto o cronico che colpisce l’inserzione osteotendinea prossimale dei MM dell’epicondilo (Anconeo, Estensore comune delle dita, Estensore proprio del mignolo, Estensore ulnare del carpo) detta anche over-use syndrome (da eccessivo carico funzionale).

gomito del tennista

I fattori determinanti sono le ipersollecitazioni funzionali e i microtraumi ripetuti; i fattori favorenti sono la diminuita potenza muscolare dei MM dell’avambraccio, la senescenza fisiologica del tessuto tendineo (età più colpita 35-50 anni), errori nell’esecuzione di alcuni movimenti ripetitivi, postura scorretta.

La sintomatologia: dolore spontaneo in sede epicondiloidea con possibile irradiazione alla faccia anteriore dell’avambraccio e della mano, soprattutto durante e dopo uno sforzo, dolore alla pressione sull’epicondilo, dolore in sede epicondiloidea nell’estensione contro resistenza del polso e del III dito e nella prono supinazione, perdita di forza nella presa, difficoltà ad estendere il gomito, nei casi più gravi può insorgere impotenza funzionale.

Trattamento è raccomandato iniziarlo tempestivamente per evitare danni ai tendini e all’articolazione. La cura dipende dal grado di gravità dell’infiammazione: riposo dall’attività ripetitiva che ha scatenato l’infiammazione, uso di un tutore dinamico, farmaci antinfiammatori prescritti dal medico, infiltrazioni eseguite dall’ortopedico di acido ialuronico o di concentrati piastrinici per favorire la rigenerazione tissutale, laser terapia e endotermia per ridurre la flogosi e il dolore, Graston terapy, fisioterapia.


La fisioterapia è indispensabile per il recupero della funzionalità e per prevenire le recidive. Seguendo una riabilitazione specifica si va a correggere il movimento ripetitivo che ha generato l’epicondilite, si lavora sulla muscolatura del braccio e dell’avambraccio, si insegnano al paziente gli esercizi da fare a domicilio ogni giorno, si valuta il rachide cervicale e laddove è necessario si inseriscono nel programma fisioterapico gli esercizi di ginnastica posturale.

La soluzione chirurgica di asportazione della porzione di tendine danneggiato rappresenta una extrema ratio solo nel caso in cui tutti gli altri trattamenti siano risultati inefficaci.

Graston Terapy per l’Epicondilite

Graston Terapy per l’Epicondilite

Dott.ssa Consuelo Salutari




Artroprotesi dell’anca con accesso anteriore

La chirurgia protesica dell’anca, oggi ,propone ai pazienti soluzioni sempre più inclini al risparmio del patrimonio osseo e al rispetto di muscoli e tendini, con l’obiettivo di diminuire le complicazioni durante l’operazione e di ridurre i tempi di recupero.

La scelta di un intervento di artroprotesi con via d’accesso anteriore (con tecnica Mini open) consente, infatti, di effettuare l’intervento di sostituzione protesica dell’anca con un approccio a ridotta invasività, tutelando il rispetto dei tessuti molli, assicurando massima precisione ed evidenziando un netto miglioramento nel post operatorio, considerando le precedenti e/o differenti modalità esecutive.

artroprotesi anca

Gli obiettivi sostanziali che miriamo ad ottenere attraverso un intervento di artroprotesi di anca con accesso anteriore sono:

  • Eliminare il dolore causato da una patologia degenerativa (es. artrosi)

  • Recupero celere del paziente

  • Ripristinare una buona articolarità

  • Permettere nuovamente lo svolgimento delle attività quotidiane, considerando una progressiva ripresa della  funzionalità.

Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questa tecnica di chirurgia protesica dell’anca?

  • Il risultato cicatriziale post intervento risulta spesso non invasivo e di lieve entità.

  • Nel periodo post operatorio, confrontato con le precedenti modalità esecutive, il paziente presenta: ridotta zoppia, meno dolore post operatorio, minor rischio di lussazione, minore perdita di sangue e infiammazione.

  • La deambulazione e la capacità di salire e scendere in modo indipendente le scale assume un ruolo fondamentale tra i vantaggi di questo tipo di intervento, soprattutto per il recupero veloce dell’autonomia e della salute psico-fisica del paziente.

artroprotesi anca
  • L’intervento di artroprotesi dell’anca con accesso anteriore non è adatto  a pazienti obesi con alterazioni morfologiche di grossa entità, per l'alta percentuale di rischio di lesione del nervo femorale della coscia.
fisioterapia-anca.jpg

Per tutte queste considerazioni, risulta fondamentale selezionare i pazienti che possono beneficiare di tale tecnica da parte del medico chirurgo ortopedico.
Il nostro team è capace di assicurare un percorso di diagnosi, intervento e cura post intervento di altissimo livello, attraverso una fisioterapia associata mirata; tutto ciò è possibile grazie alla presenza di figure professionali tecnicamente specializzate, come il Dott. Massimiliano Susanna medico ortopedico traumatologo e la squadra di fisioterapisti gestita dalla Dott.ssa Consuelo Salutari.

L’alluce valgo

Nota come una delle più diffuse patologie del piede, l’alluce valgo è una deformazione
progressiva del primo dito del piede (alluce)
, che ne implica una deviazione anomala verso
le altre dita, con preminenza del primo osso meta-tarsale, la cosiddetta “cipolla”.
L‘infiammazione è data dal continuo sfregamento della “cipolla” con la calzatura a cui è
costantemente sottoposta, con una alterata distribuzione biomeccanica del carico sul piede
sia in statica che in movimento. Molto spesso questa patologia progressiva comporta una
difficoltà nel trovare la calzatura idonea, con conseguente danno funzionale.

alluce valgo.jpg


Quali sono le principali cause dell’alluce valgo?

  • Deficit posturale
  • Scarpe troppo strette
  • Eccessivo utilizzo di scarpe con il tacco alto
  • Pronazione della caviglia
  • Malattie artritiche

Quali sono i sintomi dell’alluce valgo?

  • Dolore in corrispondenza della base dell’alluce sul lato interno, dove si forma una sporgenza ossea sormontata da una borsite, sempre più infiammata e arrossata, la cosiddetta “cipolla”.
  • Le dita del piede assumono un atteggiamento a martello, in flessione più o meno rigida dell’articolazione intermedia.
  • Si formano callosità importanti e dolorose sulla pianta del piede, dovute all’alterata ripartizione del carico corporeo.

Come si può intervenire nella cura dell’alluce valgo?
Per adottare una cura quanto più efficace per il trattamento della patologia, è necessario
valutare la forma, lo stadio, a cui è soggetto il paziente:

alluce3.jpg
  • Forme lievi: attraverso esercizi di fisioterapia mirati e ortesi (plantari e divaricatori); e a seguito di un’attenta valutazione posturale si eseguono degli esercizi mirati a far lavorare le catene cinetiche muscolari in disfunzione, al fine di riportare un corretto allineamento dei vari segmenti corporei.
  • Forme dolenti: in questa condizione i rimedi conservativi non alleviano il dolore, né permettono una corretta deambulazione, per questo è necessario fare una visita medica specialistica, sarà poi l’ortopedico a consigliare di intervenire chirurgicamente con la Chirurgia mininvasiva del piede, assicurando un recupero funzionale in circa 30-40 giorni.

Lo Studio Fisioterapico Salutari segue i suoi pazienti in team, facendosi carico della
soggettività di ogni casistica e collaborando tra le diverse figure mediche interessate.

Gonatrosi: infiltrazioni di cellule stromali

La gonartrosi è un’artrosi degenerativa del ginocchio ossia un’usura, degradazione della cartilagine con conseguente iperattività dell’osso subcondrale (osso situato subito al di sotto della cartilagine) e produzione di osteofiti. L’incidenza della gonartrosi nella popolazione aumenta con l’aumentare dell’età con un picco tra i 70 e i 79 anni. È maggiore tra le donne che hanno superato i 50 anni.

Il ginocchio è un complesso articolare formato da tre compartimenti articolari rivestite di cartilagine:

  • compartimento mediale tra femore e tibia
  • compartimento laterale (la parte esterna dell’articolazione tra femore e tibia e tibia e perone)
  • compartimento tra femore e rotula

La cartilagine articola è un tessuto connettivo molto resistente che riveste le estremità distali dei capi articolari, permettendo uno scivolamento di un capo articolare sull’altro consentendo così il movimento. La cartilagine gioca un ruolo principale nella funzionalità del ginocchio, quando essa si danneggia, anche le altre strutture come tendini, legamenti e muscoli sono sottoposti a stress maggiori sia quando si pratica attività fisica che durante le normali attività di vita quotidiana.

ArtrosiGinocchio.jpg

Lo stress articolare può causare un graduale danneggiamento delle strutture del ginocchio fino a bloccare l’articolazione o creare instabilità articolare determinando un forte impatto sulla qualità di vita del paziente, che avrà oltre al dolore difficoltà a camminare autonomamente, salire e scendere le scale.

In seguito a valutazione del paziente da parte dell’ortopedico nella fase iniziale della gonartrosi può essere utile un trattamento conservativo utilizzando la tecnica di infiltrazione di cellule staminali di tipo adiposo (Lipogems), prelevate dall’addome o dalle cosce del paziente per mezzo di una piccola liposuzione effettuata in anestesia locale con sedazione in sala operatoria e non prevede ricovero post-operatorio.

 

Le cellule adipose sono delle cellule staminali adulte estratte dal grasso corporeo. La metodica si svolge in 3 fasi:

1)prelievo del tessuto adiposo

2)processazione del tessuto adiposo stesso per eliminare le componenti infiammatorie (olio, sangue, detriti cellulari) riducendo così le dimensioni; il tessuto adiposo micro-frammentato, rimane dotato di rete vascolo-stromale e quindi può svolgere la funzione rigenerativa in modo ottimale.

3)Dopo il prelievo di tessuto adiposo e la sua processazione, l’ortopedico esegue immediatamente l’infiltrazione articolare secondo tecnica standard.

Tale tecnica rientra nella medicina rigenerativa basata sul concetto di amplificazione del potenziale rigenerativo dei tessuti che avviene e si amplifica nel corso dei primi 6 mesi. Il vantaggio della tecnica è nell’elevato potenziale antinfiammatorio, che si aggiunge a quello rigenerativo del tessuto ossia di stimolazione di produzione di cartilagine e di miglioramento della lubrificazione del comparto intra-articolare riducendo l’attrito tra i capi articolari.  

È più efficace nei soggetti giovani e nei casi in cui la degenerazione della cartilagine è lieve o moderata. Non può costituire una soluzione nei casi in cui l’artrosi è già troppo avanzata.

Dott.ssa Consuelo Salutari

La mobilizzazione in anestesia del plesso nelle capsuliti adesive idiopatiche

La capsulite adesiva o frozen shuolder, di cui è affetta circa il 2% della popolazione , è una progressiva ed ingravescente rigidità articolare con dolore intenso, conseguente alla fibrosi e ispessimento della capsula articolare. La forma idiopatica, di cui stiamo parlando, è presente in un'età compresa tra i 40 ei 60 anni; circa il 10-20% dei paz. con diabete manifesta tale patologia.

Può essere scatenato da un trauma anche minore, presentarsi nel post-operatorio di chirurgia di spalla; ma la maggior parte dei pazienti è sia un prescritto periodo di riposo. Nella sua manifestazione clinica ha un decremento della motilità della gleno-omerale e un incremento compenso della motilità della scapolo-toracica con comparsa di dolore scapolare e al rachide cervicale.

Si distinguono tre passaggi della Malattia : fase del dolore " congelamento ", fase della rigidità progressiva " congelata " e fase della risoluzione " scongelamento ", terminata la quale persiste RIDUZIONE del movimento e della Funzione della spalla.

spalla.jpg

 

La diagnosi è prevalentemente medica e tratta di strumenti strumentali per la diagnosi differenziale. Il trattamento di ricerca è molto comune, ma in tutti è fondamentale mobilizzare precocemente l'articolazione scapolo-omerale in assenza di dolore . Iniezioni di steroidi intra-articolari da associarsi a un complesso e lungo periodo di recupero funzionale; in alternativa si può ricorrere ad un trattamento chirurgico di artroscopia a cui associare FKT .

Il nostro obiettivo è quello di prevenire il trattamento chirurgico .

infiltraciones-de-hombro.jpg

 

La procedura si ricorda in più fasi:

  1. diagnosi e indicazione medico-specialistica

  2. colloquio con anestesista per idoneità alla procedura in anestesia loco regionale

  3. mobilizzazione, in sala operatoria, secondo una procedura codificata

  4. mobilizzazione con il fisioterapista in reparto

  5. ciclo / i di FKT assistenza ambulatoriale fino al completo recupero del ROM.

La procedura non è indicata in caso di:

  • artrosi gleno omerale

  • protesi di spalla

  • fratture entro i primi 3 mesi dal trauma

  • osteoporosi medio-grave

La mobilizzazione in anestesia del p iomb Procedura o RISPETTO alle Altre (mobilizzazione a secco, mobilizzazione in acqua, infiltrazioni articolari e artrolisi artroscopiche) ha riportato ottimi RISULTATI in circa 1 mese Contro i 4-5 mesi.

Dott.ssa Consuelo Salutari | Dott. Massimiliano Susanna

 

Il pavimento pelvico o perineo

Il pavimento pelvico o perineo è un insieme di fasci muscolari e legamenti la cui funzione principale è quella di sostegno degli organi pelvici (vescica, utero, retto). Il PERINEO è continuamente sollecitato durante la giornata e impegnato a contrastare gli aumenti di pressione intra addominale causati da starnuti, sollevamento borse della spesa, salti, corsa,tenere il bambino in braccio, ecc. Durante la vita inoltre subisce notevoli cambiamenti dovuti a gravidanza, parto, menopausa, condizioni di stitichezza cronica.

a1259629-76ff-402e-a633-701dcb14cdde.jpg

La RIABILITAZIONE URO-GINECOLOGICA si occupa della prevenzione e del trattamento delle disfunzioni a cui può andare incontro il pavimento pelvico per prevenire incontinenza urinaria, fecale, ai gas, prolassi(ossia discesa degli organi pelvici), dispareunia o dolore durante i rapporti. E' importante che ogni donna conosca lo stato del suo PERINEO.

Dott.ssa  Marianna Gazzola

Dieta, Forma fisica, Infiammazione

Possibile che oggi, nonostante tutto ciò che si sente e si legge sull’argomento ci sia ancora bisogno di parlare di alimentazione? Rotocalchi, magazine, televisioni straripano di consigli nutrizionali, ricette, tabelle di massa corporea a tal punto che ormai dovremmo essere tutti degli esperti.

Ma in realtà tutto questo discutere sull’argomento se da una parte solleva il problema, dall’altro tende a generare confusione. Tanto è vero che quando parliamo di dieta, generalmente intendiamo un regime alimentare ipo-calorico utile a raggiungere e sbagliando, nel più breve tempo possibile, il peso forma. Dieta in realtà indica dal greco lo stile di vita giornaliero. E l’alimentazione in tutte le sue componenti caloriche e micronutrizionali ne è parte integrante assieme all’attività fisica e alla gestione dello stress. Ridurre gli introiti alimentari giornalieri rischia, se fatto senza metodo, di scoprirci da un punto di vista proteico, lipidico (alcuni grassi sono essenziali, ricordiamolo) e di micronutrienti. Ecco perché è sempre meglio che il processo sia guidato da esperti (biologi nutrizionisti). Il rischio infatti è quello di raggiungere sì il “peso forma”, ma spesso ritrovandosi più stanchi, più deboli, meno resistenti alle malattie. Spesso esposti a facili effetti boomerang che neutralizzano i risultati ottenuti con grande sacrificio e che ci fanno ingrassare di nuovo.

In realtà il termine dieta sta a indicare la giusta quantità di alimento che un organismo deve introdurre a seconda del suo metabolismo, del suo sesso, della sua età, del suo livello di attività fisica-lavorativa ecc. e che deve essere correttamente ripartito tra le varie componenti caloriche e non caloriche. È chiaro che se l’obiettivo è quello di rientrare in forma (per qualcuno potrebbe essere la prima volta) il processo richiede una analisi della situazione di partenza, una rielaborazione del proprio stile di vita ed abitudini alimentari ma alla fine i benefici raggiunti saranno più duraturi e gratificanti.

Affrontiamo il quadro generale. La popolazione dei paesi occidentali soffre di patologie sempre più riconducibili al sovrappeso e alla denutrizione di macro e micronutrienti (questo è paradossale) che innescano processi di “infiammazione silente” (detta anche “minima persistente”) che è causa del sovrappeso e al tempo stesso conseguenza.

Dislipidemie, infarti cardiaci, ictus, diabete tipo II, artrite, artrosi, contratture, fibromialgia, malattie autoimmuni, sclerosi multipla, Altzheimer, sono solo alcune delle patologie ad essa riconducibili.

Recenti statistiche dipingono l’Italia come il paese in Europa con il più alto numero di bambini sovrappeso, se non addirittura obesi. E questo non è un buon inizio per la loro vita.

La vita cambia, il progresso ci stimola con nuovi strumenti tecnologici riducendo noi stessi ad essere involontari automi, sempre più aiutati e sempre più immobili nelle nostre attività. Ci si immobilizza davanti a monitor per intere giornate e la vita diventa sempre più virtuale. Ma noi siamo sempre gli stessi ed è chiaro che a farne le spese sarà il nostro corpo e la nostra salute.

La soluzione però è a portata di mano e i consigli sono sempre gli stessi.

Attenzione all’alimentazione (son solito parlare di alimentazione competente), all’attività fisica, imparando a ricercare dei momenti nella giornata che possano indurre momenti di rilassamento che allentino stress e riposino a livello mentale.

Insomma, ricordarci che siamo esseri viventi e che per natura dobbiamo comportarci come tali.

L’articolo è a cura del Dott. Alvise Cavaliere Biologo Nutrizionista www.nutritionequipe.it

 

La diastasi addominale

La diastasi addominale é la separazione eccessiva del retto di dx da quello di sx dalla linea mediana o linea alba.Quest'ultima è una banda di tessuto connettivo che si sviluppa longitudinalmente dallo sterno al pube. La diastasi è una condizione che riguarda generalmente le donne che hanno avuto una gravidanza a causa dello stiramento del retto dell' addome creato dall' utero in continuo accrescimento.
La diastasi può comportare a :

  • mal di schiena
  • disfunzioni del pavimento pelvico
  • problemi digestivi
  • rischio di ernie addominali
  • alterazione della postura
Diastasi addominale

Diastasi addominale

Come sapere se ho la diastasi?
La valutazione da parte di un fisioterapista specializzato può rilevare la presenza della diastasi che può successivamente essere confermata da una ecografia addominale.

Dott.ssa Marianna Gazzola

Sedersi in modo corretto

Il sedersi è un fatto comune nel mondo occidentale, che può rappresentare un’attività dannosa per la colonna vertebrale se si assume una postura seduta scorretta. Bisogna sedersi in maniera ergonomica, ossia: mantenendo le curve fisiologiche del rachide, lasciando alla pelvi il maggior ruolo di sostegno per la colonna e il capo, con le linee miofasciali in bilanciamento in modo che ci sia un equilibrio sagittale e che testa, torace e pelvi siano posizionati uno sull’altro sopra la tuberosita’ ischiatica anteriore. Purtroppo, questo assetto posturale corretto lo si vede raramente.

Posizione bilanciata di seduta corretta:

Sedersi in modo corretto

In generale si osserva una postura seduta con le seguenti caratteristiche:

  1. Testa in avanti rispetto al torace con flessione delle cervicali inferiori
  2. Iperestensione del rachide cervicale alto
  3. Vertebre lombari in flessione
  4. Bacino ruotato posteriormente così che il peso cade sulla parte posteriore delle tuberosita’ ischiatiche
  5. Arti inferiori accavallati.

Tutto questo porta ad un sovraccarico biomeccanico a carico del rachide soprattutto lombare, ad un accorciamento miofasciale della catena frontale sia superficiale che profonda e nel lungo termine ad un danno alla colonna e alle articolazioni vicine.

È essenziale insegnare alla persona, sin da piccola, ad avere un bilanciamento della seduta. Per l’adulto che non presenta una postura seduta corretta è necessario andare a lavorare sulle catene miofasciali accorciate, ritrovare il bilanciamento della seduta e far praticare per giorni o settimane l’esercizio di integrazione della colonna da seduti fino a quando il sistema nervoso non avrà creato una nuova strategia motoria per stare seduti senza sforzo, senza diminuire il respiro, l’attenzione o creare dolore strutturale.

Come esercizio di integrazione la persona si può sedere su uno sgabello e percepire se è poggiata sulle tuberosita’ ischiatiche. Poi deve iniziare ad estendere la colonna vertebrale partendo dal sacro, mantenendo lo sguardo orizzontale, ruotando il bacino indietro il torace si solleva senza sforzo, in questo modo si raggiungerà una postura seduta corretta. A questo punto si fa il movimento inverso e questa sequenza si ripete per diverse volte fino ad ottenere una maggiore elasticità della colonna.

È importante che non si lasci cadere il petto dietro alla pelvi mentre si effettua la flessione del rachide. Il centro di gravità, sia della testa che del petto, deve rimanere sopra la pelvi anche durante la flessione. Successivamente, mantenendo ruotato il bacino in avanti per sostenere biomeccanicamente il corpo, si ruota la testa a sx e dx, si flette ed estende il capo per completare il lavoro di integrazione.

Dott.ssa Consuelo Salutari

Lo sperone calcaneare

È una escrescenza ossea del calcagno in corrispondenza dell’area in cui si inserisce il legamento longitudinale del piede. Causa un dolore sordo sotto il tallone durante la stazione eretta e la deambulazione. Si diagnostica con l’esame obiettivo e palpatorio e con una radiografia.

Le cause della spina calcaneare sono diverse:

  • Posturali: accorciamento della catena muscolare posteriore,
  • Legamentose: accorciamento dell’aponeurosi e del leg longitudinale,
  • Meccaniche: uso di calzature non adeguate.

Le persone che corrono sull’avampiede o coloro che causano ripetute tensioni sulla fascia plantare, trascinano costantemente l’inserzione calcaneare della fascia plantare. Considerato che la fascia plantare è attaccata al periostio del calcagno, come se fosse una pellicola, si viene a creare uno spazio tra questa struttura e l’osso. Questo spazio, tra periostio ed osso, viene occupato dagli osteoblasti, cellule ossee che ripuliscono e ricostruiscono di continuo la superficie esterna dell’osso, creando così lo sperone osseo, che diventerà doloroso nel momento in cui interferisce con il nervo sensitivo.

Sperone calcaneare

Sperone calcaneare

Pertanto, se la fascia plantare viene ipersollecitata ma la sua inserzione non viene stirata si avrà una fasciate plantare, se invece il periostio del calcagno cede e si allontana dall’osso si creerà lo sperone osseo. Per curare la spina calcaneare bisogna individuare le cause ed agire su di esse. Per agire sul dolore, in fase acuta, trova indicazione la terapia fisica e/o le onde d’urto, suggerire l’uso di solette e valutare una calzatura idonea al soggetto. Sarà necessaria una valutazione posturale per avere indicazione su quali catene miofasciali agire per riportare un equilibrio corporeo.

Dott.ssa Consuelo Salutari

Analisi posturale globale

L'analisi posturale globale mira a rilevare la simmetria e l'allineamento del corpo in riferimento alla linea di gravità, tenendo presente le interrelazioni nel corpo della persona. Il bilanciamento e l'allineamento sono dinamici e neurologicamente adattativi, non statici e biomeccanicamente fissi. I riflessi posturali e le connessioni emozionali con la tensione di una parte del corpo, risiedono in profondità nella struttura di movimento. Quindi le relazioni strutturali devono essere ricercate con la persona e non imposte.

L'obiettivo è di far crescere la persona fuori dai suoi schemi motori facendo rilassare le tensioni ristrutturando nuovi schemi motori e posturali. L'obiettivo della valutazione posturale è capire il pattern, ossia la storia di ciascun assetto muscolo-scheletrico della persona, senza fermarsi all'analisi della deviazione posturale che risulterebbe limitativa. Una volta aver compreso il pattern sottostante si possono applicare i metodi di trattamento disponibili. L'applicazione dei Meridiani Miofasciali alla postura eretta è uno di questi.

L'analisi si divide in 4 stadi:

  1. Descrizione della geometria scheletrica
  2. Valutazione del pattern dei tessuti molli
  3. Sintesi di una storia integrata
  4. Valutazione e revisione

Dott. ssa Consuelo Salutari